La pistola e gli insulti all’ex compagna: vigilante condannato

Cronaca

19-04-2024

CASSANO MAGNAGO

TRIBUNALE

La pistola e gli insulti all’ex compagna: vigilante condannato

Maltrattamenti in famiglia a Cassano Magnago: due anni con la condizionale confermati in Appello

Luca Testoni

«Non chiamarla mamma. Si chiama zocc..». Carte processuali alla mano, era così che un cassanese, oggi cinquantaduenne, di professione guardia giurata, educava il figlio. E il bambino, che si fidava del padre, non aveva avuto nessuna esitazione a eseguirne gli insegnamenti e a utilizzare più volte quel termine – volgare e offensivo – per rivolgersi alla mamma.

CONDANNATO A DUE ANNI

«Le insostenibili e abituali vessazioni di carattere psicologico avevano finito per permeare persino il lessico dell’unico figlio della coppia»: è quanto si legge nella sentenza con la quale il Tribunale di Busto Arsizio ha condannato l’imputato a due anni con la condizionale per maltrattamenti in famiglia aggravati. Sentenza confermata integralmente dalla prima Corte d’Appello di Milano, che ha inoltre stabilito un risarcimento di 2mila euro a favore dell’ormai ex compagna del vigilantes. Per altro, quest’ultima, al termine di un provvedimento civile concluso con una sentenza della Corte d’Appello del Tribunale per i Minorenni, ha inoltre ottenuto il decadimento della responsabilità genitoriale

«Non chiamarla mamma. Si chiama zocc..». Carte processuali alla mano, era così che un cassanese, oggi cinquantaduenne, di professione guardia giurata, educava il figlio. E il bambino, che si fidava del padre, non aveva avuto nessuna esitazione a eseguirne gli insegnamenti e a utilizzare più volte quel termine – volgare e offensivo – per rivolgersi alla mamma.

IL TURPILOQUIO

In quella casa il turpiloquio adottato dal capofamiglia, a suo agio nelle vesti di padre-padrone, era la consuetudine. «Sei una morta di fame; fai schifo, sei un cesso; hai fatto morire mia madre; non curi la casa; non sai cucinare; sei un tr…; ti aprirò in due come un coniglio», erano i “complimenti” (si fa per dire di solito riservati alla donna dalla guardia. In un caso, la poveretta fu colpita prima con una testata e poi con una ginocchiata. E in un altro l’imputato le puntò addosso la pistola d’ordinanza. Pistola che poi l’uomo puntò contro se stesso.

Purtroppo, le condotte violente e maltrattanti e gli insulti avvenivano alla presenza del figlioletto della coppia, ma anche delle due figlie di primo letto della parte offesa. L’uomo, che spesso esagerava con il bere, ne aveva per tutti. Normale che anche la prole avesse paura di lui.

A CASA DELLA MAMMA DI LUI

Il peccato originale della coppia che si era conosciuta una decina d’anni fa attraverso Facebook? La decisione di andare a vivere assieme nella casa della madre di lui. Normale che il clima fosse tutto, fuorché sereno. Anche perché per un certo periodo, visto che la parte offesa non lavorava e il compagno aveva perso il lavoro, chi tirava fuori i soldi per tirare avanti era l’anziana. Per di più, la suocera non era mai molto tenera nei confronti dell’ultima arrivata. E, a ben guardare, le cose non potevano certo migliorare a fronte dei continui insulti rivolti dall’imputato contro l’ormai sua ex. Ex perché a un certo punto lui era andato oltre il sopportabile e passato alle minacce sempre più gravi. Da qui la richiesta di aiuto alle forze dell’ordine, la denuncia e il divieto di avvicinamento.

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La pistola e gli insulti all’ex compagna: vigilante condannatoultima modifica: 2024-04-20T10:45:29+02:00da sagittario290