Il vigilantes che ha salvato il sequestrato: “Ho visto gente terrorizzata e lui era già un pezzo in là: era verde in faccia”

RiminiToday

CRONACA

20 febbraio 2023

Il vigilantes che ha salvato il sequestrato: “Ho visto gente terrorizzata e lui era già un pezzo in là: era verde in faccia”

Nel processo in Corte d’Assise che vede sul banco degli imputati tre ragazzi senegalesi accusati di aver sequestrato un 18enne milanese ascoltato anche il principale indagato: “Non gli ho chiesto i soldi ma solo di rintracciare il suo amico”

Sono stati i testimoni di accusa e difesa i protagonisti del processo in Corte d’Assise che vede sul banco degli imputati tre ragazzi senegalesi accusati di aver sequestrato un 18enne milanese al termine di una compravendita di pochi grammi di droga finita male avvenuto lo scorso 23 agosto a Riccione. Un procedimento per il quale è intervenuta per competenza la Divisione Distrettuale anti Mafia di Bologna il tutto per 2 palline di cocaina non pagati per un valore di nemmeno 100 euro coi principali imputati che rischiano una pena superiore ai 25 anni, dopo la vittima a salire sul banco dei testimoni sono stati il principale imputato, la guardia giurata che ha salvato il ragazzino e le due ragazze che si trovavano coi senegalesi. La vicenda ruota intorno a una compravendita di una modica quantità di “neve” da parte di un 24enne amico della vittima che, dopo aver ottenuto le dosi, era fuggito senza pagarle e il gruppo di senegalesi aveva sequestrato il 18enne per riavere il denaro.

La guardia giurata intervenuta per salvare il sequestrato: “Di gente terrorizzata ne ho vista e lui era già un pezzo in là: era verde in faccia”
Ad essere ascoltato dalla corte, nella mattinata di lunedì, è stata la guardia giurata che per prima si è resa conto del 18enne in difficoltà dando poi l’allarme ai carabinieri che avevano poi liberato il ragazzino da quelli che sono ritenuti i suoi aguzzini. “Insieme a un mio collega – ha spiegato – stavamo pattugliando le zone di nostra competenza sulla spiaggia del Marano e abbiamo notato questo gruppo di 3 ragazzi africani, una ragazza di colore e una italiana e un ragazzo italiano con quest’ultimo che secondo me stonava perchè era fuori posto in quella compagnia. Li ho incrociati più volte, proprio per capire se quel giovane aveva bisogno di qualcosa, e ho visto che aveva un viso molto contratto. Per me è stato un segnale d’allarme e, dopo averlo tenuto d’occhio per quasi un’ora mentre andavano avanti e indietro sulla passeggiata, ho iniziato a preoccuparmi quando lo sentivo balbettare e implorare di non fargli del male. E’ stato a questo punto che ho chiamato i carabinieri segnalando la situazione di questo ragazzino che era sempre circondato dai giovani di colore. Di gente terrorizzata ne ho visto e lui era già un pezzo in là: era verde in faccia”.

Le due amiche: “Era spaventato e piangeva, diceva di non avere soldi ma solo il cellulare”
Le prima a salire sul banco dei testimoni sono state le due ragazze, una italiana e una di origini senegalesi, che nel corso della serata del 23 agosto avevano fatto amicizia con gli imputati e che loro malgrado si sarebbero “trovate in mezzo a una storia più grande di loro” ma, allo stesso tempo, “siamo rimaste lì perchè abbiamo visto il 18enne in difficoltà e volevamo aiutarlo”. “Uscite dal Mojito – hanno raccontato – ci siamo fermate a fumare una sigaretta quando ci siamo accorte che c’era una situazione strana. Non ci siamo fermate subito e il gruppo dei senegalesi ci ha raggiunto e a questo punto ho fatto loro alcune domande per capire cosa stesse succedendo. E’ stato il 18enne che mi ha chiarito la situazione spiegandomi che il suo amico era scappato senza pagare la droga. Era spaventato e piangeva, diceva di non avere soldi ma solo il cellulare”.

“Ho cercato di aiutarlo – prosegue la testimonianza – perchè era in difficoltà e volevo trovare un modo per chiudere la questione senza che nessuno si facesse male. Uno degli imputati mi ha dato il cellulare del 18enne e, mentre lo tenevo in mano, gli suggerivo di scappare ma lui mi ha detto di avere paura e che era minacciato. Al ragazzo che chiamava sul cellulare della vittima (il 24enne che avrebbe preso la cocaina e poi scappato senza pagare, ndr) continuavo a dirgli che la cosa si poteva risolvere e ho cercato di fargli capire che se non pagava per il suo amico sarebbe finita male. Lui mi insultava, perchè pensava fossi un’amica dei sequestratori, ma alla fine ha detto che sarebbe tornato. Ho continuato a dirgli che, se non avesse pagato la droga, il gruppo di senegalesi non avrebbero liberato il 18enne. Non so quanta roba gli avessero dato ma parlavano di un valore di 200 euro. Il coltello che avrebbe impugnato il principale imputato io non l’ho mai visto ma è stato il 18enne a dirmi che uno dei tre senegalesi era armato”.

L’amico della vittima: “Al telefono mi diceva che non era una bella situazione e di tornare indietro ad aiutarlo e portare i soldi perchè aveva paura”
,A ricostruire la serata è stato anche il 24enne amico della presunta vittima che ha spiegato come fossero “al Mojito e stavamo uscendo dal locale con due ragazze conosciute all’interno mentre un terzo componente della nostra compagnia era già tornato in hotel. Avevo bevuto e mi era venuta voglia di cocaina così mi sono separato da loro e ho avvicinato i senegalesi per chiedere se avevano dello stupefacente. Uno di loro (il principale indagato, ndr) mi ha messo in mano due palline dicendo che voleva 40 euro l’una poi io ci ho ripensato, non volevo spendere dei soldi e me ne sono andato poi girato l’angolo mi sono messo a correre lasciando il mio amico con le ragazze. Lui non sapeva che avevo cercato della droga e quando sono tornato in hotel, circa 40 minuti dopo questo, ho avuto sul cellulare la prima telefonata da parte sua. Era tranquillo ma poi, nelle successive, era agitato dicendomi che i senegalesi volevano i soldi”.

“Nella quarta telefonata – ha proseguito il 24enne – mi ha risposto uno dei senegalesi che mi chiedeva di tornare indietro e di portare i soldi. Ho chiesto come stava il mio amico e me lo hanno passato: lui ha ribadito che volevano i soldi. Una delle ultime chiamata, dall’altra parte del telefono, c’era una ragazza che mi diceva che il mio amico stava bene. Sono tornato con l’intenzione di risolvere il problema e pagare anche perchè il amico mi aveva detto che avevano un coltello e che volevano 200 euro per lasciarlo andare. Capivo che il cellulare del 18enne lo stava utilizzando qualcuno del gruppo, mi ha anche detto che aveva provato a prelevare al bancomat ma non ci era riuscito, che non è una bella situazione e che dovevo andare ad aiutarlo perchè aveva paura. Quando sono tornato sul posto ho trovato i carabinieri. Da quel che ho capito i senegalesi, dopo che me ne ero andato, avevano fermato un ragazzo che avevano visto a fianco a me ed è stato quest’ultimo che gli ha indicato il 18enne come mio amico”.

Il principale indagato: “La cocaina l’avevamo per consumarla tra di noi e non per venderla. Non sono uno spacciatore”.
A testimoniare è stato anche il principale indagato quello che, secondo le ricostruzioni dell’accusa, avrebbe ceduto prima la cocaina al 24enne e poi avrebbe tenuto sotto sequestro il 18enne. “All’epoca dei fatti – ha precisato – avevo 18 anni e da poco avevo perso mio padre. Prima studiavo, e mi mancava un anno al conseguimento della maturità, ma in seguito a questo lutto ho iniziato a lavorare per aiutare mia madre a mantenere la famiglia. Ho lavorato prima come delivery e poi come cameriere ma, nel frattempo, ho preso una brutta strada. Per andare in vacanza a Riccione coi miei amici sono evaso dagli arresti domiciliari ai quali mi trovavo per un’accusa di rapina. Per questo, quando mi hanno arrestato i carabinieri della Perla Verde, ho dato loro delle false generalità. Per la nostra vacanza non avevamo portato degli stupefacenti da Milano e, per svagarci, abbiamo acquistato la cocaina direttamente in Riviera: avevamo comperato 7 o 8 palline per un totale di 150 euro. Qualla sera siamo usciti dal Mojito verso l’1.30 e volevamo tornare in hotel chiacchierando con la gente che incontravamo per strada e tra queste c’erano due ragazze che abbiamo conosciuto per la prima volta”.

“E’ in quel momento – prosegue l’imputato – che abbiamo incontrato il ragazzo che ci ha chiesto se avevamo della ‘roba’. All’inizio gli abbiamo detto di no, perchè l’avevamo presa per noi, poi ci ho ripensato e gli ho dato quella che avevo io: 2 palline per 100 euro. Appena gli ho dato la droga è scappato. All’inizio non sapevamo che il 18enne era un suo amico e quando ci siamo seduti sulle panchine con le ragazze abbiamo acceso uno spinello. Poco dopo è arrivato il 18enne, che ci ha chiesto dov’era il suo amico, e abbiamo capito che era con quello che ci aveva fregati. Ci ha detto che erano amici e, in quel momento, l’ho preso per un braccio dicendogli quello che ci aveva fatto il 24enne e dal suo telefono glielo abbiamo fatto chiamare. Alle prime telefonate non c’è stata risposta e, il 18enne, si è offerto di pagarci il debito e che poi si arebbe messo d’accordo col suo amico. Gli abbiamo indicato il bancomat più vicino e lo abbiamo accompagnato ed eravamo tutti tranquilli. Il 18enne è andato da solo allo sportello, poi mi ha fatto un cenno e l’ho raggiunto mi ha detto che non riusciva a ritirare i contanti e siamo tornati indietro.

Le ragazze erano con noi ma, all’inizio non sapevano nulla, poi quella di origini senegalesi ci ha chiesto nella nostra lingua cosa era successo e le abbiamo spiegato cosa era successo. Mentre tornavamo indietro il 24enne ha iniziato a rispondere al telefono ed era insieme a un altro ragazzo che ci lanciava insulti razzisti e altri rivolti a mia mamma, questo mi ha fatto arrabbiare ed è stato l’unico momento che ho estratto il mio coltello poi i miei amici mi hanno fatto ragionare e l’ho rimesso in tasca. Il 18enne non ha mai visto la lama e il suo cellulare è sempre rimasto nelle sue mani tranne quando, al ritorno, glielo preso sentendo gli insulti e ho risposto per le rime. Io non sono uno spacciatore e se fossimo stati dei pusher ci avrebbero trovato in camera droga e bilancini. Mentre eravamo seduti salla panchina, all’improvviso sono arrivati i carabinieri e il primo gesto che ho fatto è stato quello di gettare il coltello e lo spinello che stavamo fumando. Al 18enne non ho mai chiesto i soldi della droga ma solo di rintracciare il suo amico che ci aveva fregati”.

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Il vigilantes che ha salvato il sequestrato: “Ho visto gente terrorizzata e lui era già un pezzo in là: era verde in faccia”ultima modifica: 2023-02-21T11:00:24+01:00da sagittario290