Dal falso mobbing al furto: licenziata

Cronaca

Mercoledí 19 Ottobre 2011

Dal falso mobbing al furto: licenziata

Emanuele Scarci

edizio-mi_673.jpgDall’ingiusta accusa di mobbing e autoritarismo al proscioglimento giudiziario dell’azienda fino al licenziamento, per furto, della dipendente. Un film lungo tre anni e mezzo, con una trama densa di colpi di scena, una campagna di stampa martellante e una conclusione inattesa. Alla fine la catena commerciale Esselunga, vittima della vicenda, si è “liberata” della dipendente infedele e assenteista, ma il danno d’immmagine riportato, in seguito ai 200 articoli di giornale pubblicati, è forse irreparabile.

La protagonista assoluta è la cassiera della catena commerciale Esselunga, Maria del Rosario Bolognesi Garazatua, che, nel marzo del 2008, denunciò un caso di mobbing e un’aggressione fisica poi risultati inventati. Lo scorso 24 settembre la Bolognesi, – secondo la ricostruzione di Esselunga – ha rubato della merce nel supermercato dove ancora lavorava, in via Forze Armate a Milano, ed è stata licenziata per giusta causa.

Più precisamente, la dipendente infedele è stata colta in flagranza di reato dal personale di sorveglianza per aver sottratto diversi pacchetti di pile dagli scaffali e alcune confezioni di alimentari. La donna avrebbe ammesso la propria responsabilità e la società di Bernardo Caprotti, dopo aver fatto una denuncia-querela, l’ha licenziata il 15 ottobre.

La 47enne di origine peruviana, nel febbraio 2008 impiegata sempre come cassiera in un altro negozio Esselunga di Milano, quello di viale Papiniano, aveva dichiarato che le era stata negata una pausa per andare in bagno ed era stata così costretta a far pipì sulla sedia della cassa. Otto giorni dopo aveva denunciato di essere stata aggredita e picchiata da quattro colleghi negli spogliatoi del supermercato. Il referto del Pronto soccorso aveva riscontrato delle lesioni. Il caso, avallato anche dal sostegno che i sindacati, e in particolare la Uiltucs, avevano dato alla versione della donna, aveva fatto clamore e la procura di Milano aveva aperto un’inchiesta. Quell’anno la cassiera era stata anche candidata all’Ambrogino d’oro dall’attuale presidente del consiglio comunale di Milano, Basilio Rizzo.

A ottobre 2009 tuttavia l’inchiesta si concluse con l’archiviazione. Il giudice infatti accertò che non c’era stato nè mobbing nè alcuna aggressione nei confronti della cassiera, che, da quanto è emerso, risultava essere in cura per problemi di disagio mentale. Un caso di mitomania insomma, ma non di cleptomania. Esselunga (che ha 20mila addetti), come è stato ricostruito dall’azienda, evitò allora di licenziarla e preferì spostarla in un punto vendita più vicino a casa e in mansioni non a contatto con il pubblico. La Bolognesi, aggiunge sempre l’azienda, in 7 anni e mezzo di lavoro, su 1.355 giorni lavorativi, è stata assente per 626 giorni, il 46%. Lo stesso dopo la denuncia e l’archiviazione.

La Bolognesi farà ricorso? Dirà la sua verità. Non si sa. Anche perché ha 60 giorni per impugnare il provvedimento.

http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2011/10/20/26_B.php?uuid=d4abdc06-fadd-11e0-8b38-6319b1561309&DocRulesView=Libero

Dal falso mobbing al furto: licenziataultima modifica: 2011-10-20T11:00:00+02:00da sagittario290