Sigilli alla “macchina” dell’evasione fiscale

Cronaca

(14 giugno 2011)

OPERAZIONE “FUORI TUTTO”

Sigilli alla “macchina” dell’evasione fiscale
Esportava società in debito con l’erario

Tra i 46 arrestati spicca il nome di Cesare Pambianchi, presidente di Confcommercio Roma, titolare dello studio commercialistico a cui si rivolgevano i titolari di importanti gruppi. Il meccanismo: svuotare le società indebitate e cederle a prestanome all’estero con conseguente cancellazione dal registro. Individuate 700 aziende. Guadagni in nero per oltre 12 milioni di euro

172835931-b428849e-f5b5-4b04-9580-8b42a57b7f84.jpgROMA – Uno studio commercialistico romano e importanti gruppi imprenditoriali italiani, gli “ingranaggi” di un’imponente macchinazione ai danni dell’Erario, specializzata nel trasferimento all’estero di società in stato prefallimentare. Un meccanismo oliato ed efficientissimo, a cui oggi la Guardia di Finanza ha messo i sigilli eseguendo 46 ordinanze di custodia cautelare. Tra i destinatari dei provvedimenti, emessi dal giudice per le indagini preliminari di Roma Giovanni De Donato ed eseguiti su delega del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei pm Francesco Ciardi e Maria Francesca Loi, spicca il nome del presidente di Confcommercio di Roma Cesare Pambianchi 1, al centro dell’inchiesta per la sua attività di commercialista assieme al collega Carlo Mazzieri.

I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reati tributari, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, emissione di fatture false e appropriazione indebita. Oltre a Pambianchi e Mazzieri sono finite in carcere altre 13 persone, 27 invece sono ai domiciliari e per quattro sono state disposte misure interdittive. Sequestrati beni immobili per 65 milioni di euro, auto e imbarcazioni di lusso per circa 20 milioni di euro, perquisizioni su tutto il territorio nazionale.

Intorno all’attività dello studio professionale di Pambianchi ruotavano le intenzioni fraudolente dei titolari di numerosi gruppi imprenditoriali operanti nei settori dell’abbigliamento, costruzioni, vigilanza privata, sanità privata, gestione immobiliari e trasporti di merci su strada. Le Fiamme Gialle hanno individuato oltre 700 società utilizzate degli indagati, di cui 300 trasferite all’estero, con debiti erariali già iscritti a ruolo per oltre 550 milioni di euro.

Il meccanismo. Consisteva generalmente nel preliminare svuotamento della parte attiva delle società che, successivamente, veniva ceduta a prestanome e trasferita all’estero con conseguente cancellazione dal registro delle imprese italiano, per sottrarsi alle eventuali procedure fallimentari. Le indagini, condotte per oltre un anno, hanno accertato che l’organizzazione era in grado di reclutare come prestanome cittadini bulgari, britannici, romeni e cinesi. Bulgaria, Spagna, Venezuela, Perù, Romania e Regno Unito i Paesi in cui venivano dirottate le società italiane gravate dai debiti tributari.

I guadagni. In totale il denaro in nero ricevuto da Pambianchi e Mazzieri potrebbe superare i 12 milioni di euro. Otto milioni li avrebbero incassati dal gruppo Conad del Tirreno, Pambianchi e il contitolare dello studio avrebbero ottenuto pagamenti non denunciati anche dai gruppi Vichi, Di Veroli e Visa Diffusione Moda. Per la consulenza offerta al gruppo Vichi, secondo quanto affermano gli inquirenti, i due avrebbero “percepito un illecito compenso in nero pari almeno a 1,2 milioni di euro”. Per Di Veroli lo studio di commercialisti avrebbe incassato “quale provvigione non dichiarata l’intestazione di un immobile di un milione di euro”, mentre per Visa “l’illecito pagamento per lo studio è pari a 150 mila euro”. Infine anche per il Gruppo Francisci i commercialisti ottengono una consulenza pagata, sempre in nero, circa 2,3 milioni di euro.

I gruppi coinvolti. Tra gli arrestati figurano: il presidente e l’amministratore delegato del gruppo Conad del Tirreno 2, Silvano Ferrini e Ugo Baldi, oltre all’ex dirigente del gruppo Ettore Conti; i titolari del gruppo Roscer di Prato Carlo Rosano, Orazio Ferrari (da circa un anno presidente della Pistoiese calcio), Pietro Cervasio, Andrea Baldi e Luigi Minischetti, presidente del Banco di Lucca; per il gruppo Visa Diffusione Moda, Vito Hai Arbib ed Elia Sandro Fargione; i titolari dell’omonimo gruppo immobiliare Guido Di Veroli e suo figlio Michele; per il gruppo Francisci, titolare di due case di cura private ad Aprilia, il titolare Claudio Francisci; i titolari del gruppo di autosaloni Mangione, Renato Mangione e i figli Luciano e Benedetta; per il gruppo Gelfusa, che gestisce il gruppo di vigilanza privata Centralpol, i fratelli Claudio e Gaetano Gelfusa, Franco Flaminio Tripodi, Massimo Giorgioni, Marco Bocci e Renato D’Amore (interpretò Sandrino “il mazzolatore” in Eccezziunale veramente, pellicola del 1982 con Diego Abatantuono); per il gruppo De Meo di Gaeta Salvatore De Meo, la moglie Patrizia Di Mille, il commercialista Ettore Sperduti.

Gli altri arrestati
. Misure restrittive anche per Roberto Celli, Francesco Bove e Virgilio Colasanti, il notaio Andrea Ferrara. L’elenco è completato con il commercialista Paolo Verrengia, Marco Adami e la moglie Marinka Gospodinova Georgieva, il promotore e avvocato Davide De Caprio, i bulgari Dimitrov Nikolay Ivanov, Svetozar Krastev, Marin Petrakev, e il cittadino inglese David Edward Richards, Massimiliano Celli e il figlio Roberto, il vicedirettore di una filiale della Banca Popolare di Milano Marco Borgazzi. L’interdizione è stata prevista per quattro persone con oltre 80 anni di età: Franco Calderai, Omero Angeli, Giandomenico Alunno e Maurizio Neri. Arresti a cui sono riconducibili quelli già eseguiti, tra il settembre e il marzo scorso, nei confronti di esponenti dei Gruppi Vichi e Aiazzone.

L’intercettazione. “Noi quando c’è il momento de crisi…eh eh… è il momento per mette’ il maggior lavoro”. Così parla Cesare Pambianchi in un’intercettazione citata nell’ordinanza di custodia cautelare che lo riguarda. La crisi, per il commercialista, era un’occasione da sfruttare. Nel colloquio, Pambianchi si dimostrava pronto a dare consigli su come mettere al sicuro le attività delle aziende in odore di fallimento eludendo i debiti con il fisco. Come avviene in una telefonata con l’imprenditore Michele Di Veroli. “Devo acquistare un ramo d’azienda – dice Di Veroli – un pezzo di una concessione di un punto di verde in realtà da me stesso. Ecco, se invece del ramo d’azienda, che sarebbe la soluzione migliore ma più lunga io lo facessi sottoforma di cessione di diritti e quindi…”. “No, no – lo interrompe Pambianchi – passa solo con la cessione del ramo d’azienda. Cioè, tu dai il valore che vuoi e tra l’altro nell’ambito di questo passaggio puoi accollarti i debiti, nel senso che puoi dire che quel ramo d’azienda c’ha quelle passività e non puoi dirlo”. La conclusione degli inquirenti: Pambianchi spiega “la duttilità, lo strumento utilizzato per il raggiungimento del risultato voluto di svuotamento della società attraverso la cessione del ramo d’azienda”.

Le reazioni
. Mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno chiede di evitare stumentalizzazioni politiche sul caso Pambianchi, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini si dice dispiaciuta per il coinvolgimento del presidente di Confcommercio Roma. “Mi auguro che sappia dimostrare la sua innocenza e comunque come sempre confidiamo nel sistema giudiziario del nostro Paese”, dichiara la Polverini. La società Conad del Tirreno 3 afferma invece la “totale estraneità” alla vicenda “della cooperativa, del suo presidente e dell’amministratore delegato”: “Siamo pienamente fiduciosi – dichiara il vice presidente Paolo Signorini – che la magistratura farà chiarezza sulla vicenda e ribadiamo il pieno sostegno al presidente e all’amministratore delegato”. Fiducia nella magistratura anche da parte di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: “Ci auguriamo di cuore che Pambianchi possa dimostrare la sua totale estraneità e prendiamo atto che non è coinvolta la nostra organizzazione territoriale”.

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