Morto il secondo vigilantes, il prefetto a Casoria

Edizione BENEVENTO

06/11/2010

L’hinterland violento Non ce l’ha fatta Giuseppe Lotta, coinvolto nella rapina del 26 ottobre all’Unicredit in cui perse la vita un collega

Morto il secondo vigilantes, il prefetto a Casoria

Marco Di Caterino

HE10_783.jpgCasoria. Undici giorni di straziante agonia. E di insopportabili sofferenze. E poi la vita gli è scivolata via attraverso quel corpo martoriato, crivellato di colpi esplosi a bruciapelo da un kalashnikov. Alle dodici di ieri mattina il giovane cuore di Giuseppe Lotta, la GUARDIA GIURATA ferita nel corso della rapina alla filiale di Unicredit di via Marconi a Casoria, si è fermato per sempre, nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli dove era giunto la mattina di quel tragico martedì 26 ottobre. Un giorno disperato che ha segnato la morte del suo collega, Gerardo Citarella e il ferimento di uno dei clienti. Per i medici dell’ospedale napoletano è stato quasi un miracolo che Giuseppe Lotta, 39 anni, originario di Torre Annunziata, ma residente a Scafati, GUARDIA GIURATA della «Ipervigile», sia sopravvissuto con tutto quel piombo in corpo, tanti giorni. Un quasi miracolo a cui, con il passare delle ore, aveva iniziato a credere la moglie Pasqualina, che in tutto questo periodo non ha mai abbandonato la spoglia sala d’aspetto di rianimazione. Pregando. E piangendo. E qualche speranza la coltivavano anche i suoi colleghi di lavoro e i dirigenti dell’azienda di polizia privata. Anche i carabinieri hanno sperato fino in fondo in una sua ripresa, e non solo per potergli parlare di quanto accaduto. Ieri mattina, quell’incessante bip bip delle apparecchiature mediche si è dissolto in un lungo e lugubre suono, senza pause. In ospedale sono accorsi tutti i familiari di Giuseppe Lotta e i dirigenti di «Ipervigile». Stretti intorno alla moglie. Nessuno ha avuto la forza di parlare. Schiantati dal dolore i familiari. Impauriti i colleghi del povero vigilantes, a chiedersi «quando toccherà pure a noi?». La salma, per disposizione del magistrato che conduce l’indagine sulla rapina, è stata messa a disposizione degli inquirenti. Dopo un consulto medico, si deciderà se eseguire l’autopsia. La notizia della morte del secondo vigilantes si è sparsa in un attimo sia a Scafati che a Casoria. Accanto ai sentimenti di pietà per la vittima, nelle due città si è registrato un comune commento di rabbia: «Se li prendono, uccideteli» e anche tanto timore, perché «in questa zone è davvero facile morire per un niente». In particolare Casoria, che sfiora i novantamila abitanti, accennare alla questione sicurezza è come toccare un nervo scoperto. Nei primi mesi di quest’anno si sono verificati ben cinque tentativi di assalto armato ai furgoni blindati, con tanto di sparatoria. Il 19 agosto scorso, è stato trucidato Antonio Coppola, l’edicolante eroe, che aveva «bonificato» l’incrocio di via Nenni, costringendo spacciatori e rapinatori a darsele a gambe levate. Un orrido delitto, ancora impunito, che lasciò la città indifferente. Nessuno reagì. Non ci fu nessun segnale della cosiddetta «società civile», che ha lasciato da sola la coraggiosa vedova di Antonio Coppola a tirare avanti con l’edicola e i suoi tre ragazzi. Tutto questo troverà il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, che lunedì prossimo alle ore 16 presiederà presso il comune di Casoria, una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica con l’amministrazione provinciale e i sindaci dei comuni di Casoria, Afragola, Arzano, Casavatore e Frattamaggiore, e i vertici delle forze di polizia, per un esame della situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica. «L’esame lo abbiamo già fatto, con il sangue versato. Speriamo che da questo incontro ci sia la soluzione al problema sicurezza», ha commentato la vedova di Antonio Coppola. Come darle torto?

Morto il secondo vigilantes, il prefetto a Casoriaultima modifica: 2010-11-07T12:00:00+01:00da sagittario290