La paura dei genitori «Ora il metal detector»


INTERNI ESTERI

DOPO L’EPISODIO A MANO ARMATA: ESODI ALLE PRIVATE

01/05/2009

La paura dei genitori «Ora il metal detector»

Le famiglie«Un’escalation di violenza Bimbi, bidelli e persino prof minacciati»

img-it_case-P016af84972e2e8b6d77.jpgLorenzo ha 7 anni e le medie alla Falcone non le vuole fare. «Quando sarò grande in quella scuola non ci voglio andare» ha detto con la serietà di un ometto al papà, tornando a casa, una delle villette a due piani del villaggio Prenestino, periferia est nell’VIII Municipio, sulla dorsale di via Fosso dell’Osa, un’oasi verde abitata da professionisti e molti dipendenti Atac, accanto a Ponte di Nona, il quartiere ad appena 500 metri di distanza dove 2.500 pregiudicati agli arresti domiciliari (stando ai numeri riferiti o forse solo percepiti dai residenti) vivono nelle case popolari occupate anche dagli zingari. Fanno 500 metri ed eccoli al Villaggio Prenestino, dove vanno a scuola anche i teppisti che distrussero la scuola media di Ponte di Nona, poi accolti nel plesso teatro dell’aggressione, che continuano a frequentare, anche se da quest’anno la scuola chiusa è stata riaperta. Lorenzo ha sentito le sirene, ha visto i carabinieri, e come tutti gli altri bambini che frequentano le elementari nel plesso accanto alla Falcone, dove un quindicenne è stato accoltellato da un ragazzino romeno di un anno più piccolo, ha chiesto alla maestra il perché di tutto quel gran baccano. E ha tirato le conclusioni. «Mio figlio m’ha detto che in quella scuola non ci vuole andare – conferma Paolo Albergamo, uno dei capotecnici Rai che segue il Papa – e se le cose non cambiano siamo d’accordo con mia moglie: lo iscriveremo alla privata». Se potesse manderebbe i figli a scuola altrove «magari a Frascati» anche Massimo, che vive da sempre al Villaggio Prenestino, ma non lo riconosce più: «Da ragazzino potevo giocare per strada ora non si può più: c’è degrado, sporcizia e violenza» dice. Perché ? Perché ci sono bambini taglieggiati del cellulare da coetanei, per strada e anche sull’autobus. «Fino a qualche tempo fa non si poteva più prendere lo 051 – raccontano – i ragazzini si facevano accompagnare dalle mamme per paura e venivano anche derisi». Gli autisti Atac spiegano che «i vigilantes che dovrebbero presidiare gli autobus restano alla fermata». E che «i controlli li fanno solo i carabinieri». Minacciati anche gli adulti. Persino «i bidelli». E quando hanno provato a opporsi, si sono ritrovati «con i vetri dell’auto in frantumi» racconta un altro genitore. Mentre «gli insegnanti più coraggiosi alla fine hanno gettato la spugna e sono dovuti andare via». La violenza di ieri sarebbe solo l’ultima. Nell’istituto due anni fa una quarantina di mamme e papà, una minoranza dellle famiglie dei 1.100 alunni che frequentano i sei plessi della Falcone, avevano creato l’associazione «Genitori scuola insieme» dopo che un bambino era stato picchiato alla fermata del bus. «Abbiamo creato questa associazione – ha spiegato la segretaria, Donatella Baldacci – proprio perché si erano verificati episodi di violenza tra i ragazzi e qualche volta era stato necessario l’intervento dei carabinieri ma da due anni le cose erano poi andate bene». Ma dopo l’accoltellamento di ieri, tra molti genitori, si fa strada l’idea di «installare metal detector», per avere la certezza «di impedire l’accesso dei ragazzi a scuola con le lame». Uno su tre dei genitori ascoltati ieri mattina sarebbe d’accordo all’ipotesi. E, in molti, hanno notato l’assenza del Comitato di quartiere. «Ieri a scuola non c’era nessun rappresentante» hanno detto.

La paura dei genitori «Ora il metal detector»ultima modifica: 2009-05-02T11:15:00+02:00da sagittario290