Vigilanza privata, raddoppiate le imprese dal 2001

Economia e Lavoro

28 MAGGIO 2008

Vigilanza privata, raddoppiate le imprese dal 2001 

di Alessandra Tibollo 

Sull’onda della crescente richiesta di sicurezza, si sviluppa anche il settore della vigilanza privata. Ma non senza difficoltà. Un fatturato di 2 miliardi e 400 milioni di euro l’anno, un trend di crescita annuo del 5%, 965 imprese, quasi 50 mila addetti, un milione e 200 mila clienti. Questa la fotografia scattata dal Rapporto 2008 sulla vigilanza privata in Italia, presentato da Federsicurezza e Confcommercio.

Nel Rapporto, la Federsicurezza (a cui aderiscono Assvigilanza, Univ, Assovalori, Anssat ed Anisi) ha analizzato tutti gli aspetti della vigilanza privata, evidenziandone anche le problematiche. «Il comparto si legge nella relazione non brilla per redditività e non sta attraversando un momento di particolare grazia».

Il numero delle imprese dopo il 2001 è raddoppiato, ma lo studio evidenzia l’alta incidenza del fisco sulle sorti di queste società, con i bilanci in rosso nel 47% dei casi. Obiettivo puntato sull’Irap, la cui base è largamente influenzata dall’alto costo del lavoro, che rappresenta oltre il 60% dei costi di gestione per le imprese che operano nel campo della vigilanza privata.
La Lombardia è la regione con il più alto numero di imprese e di addetti alla vigilanza, seguita dal Lazio. In coda, invece, Molise e Trentino Alto Adige. Ma basta fare un confronto con il resto d’Europa per accorgersi che il numero degli addetti del settore, in particolare delle guardie giurate, in rapporto alla popolazione è estremamente basso: uno ogni 1203 abitanti. La Norvegia, invece, conta una guardia giurata ogni 66 abitanti.

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, chiede un’attenzione particolare a questo comparto che «non può essere regolamentato come un qualsiasi altro settore economico». Il primo passo, per Sangalli, è l’attesa liberalizzazione della sicurezza complementare. «Un provvedimento in dirittura d’arrivo spiega che toglie i vincoli alla concorrenza che risalivano al 1931». Per Luigi Gabriele, presidente di Federsicurezza, è necessaria «una legge quadro di riforma del settore in cui venga definito lo status giuridico delle guardie giurate».

Nel Rapporto emerge anche una netta la predominanza delle società a responsabilità limitata, che si attestano al 72%, mentre le società per azioni rappresentano solo il 5%. Oltre la metà delle imprese (52%) ha meno di 15 impiegati, il 24% ha fra i 16 e i 50 dipendenti e il 21% ne conta fra i 51 e i 250. Quello della vigilanza privata è quindi un settore prevalentemente in mano alle piccole e medie imprese.

Con una controindicazione: la specializzazione dei servizi è scarsa. L’approccio di queste società di vigilanza viene definito «generalista». In altre parole, al cliente viene offerta una vasta gamma di servizi, «dal piantonamento all’antirapina, dalle ispezioni al teleallarme, dal pronto intervento alla videosorveglianza». Ma, sottolinea Luigi Gabriele, «è prioritario l’innalzamento dell’indice di qualità dei servizi resi». Sono fondamentali, aggiunge, «la formazione e gli investimenti, soprattutto nelle tecnologie e nel campo dell’ICT».

Vigilanza privata, raddoppiate le imprese dal 2001ultima modifica: 2008-05-29T11:08:16+02:00da sagittario290