La guerra dei vigilantes «Costretti a lavorare in bici»


FORLI

13-01-2008

La guerra dei vigilantes «Costretti a lavorare in bici»
Lite con la Coopservice: «Salari bassi e poca sicurezza»

IL DISCORSO è semplice: per i pattugliamenti vengono date le auto aziendali. Mentre per i servizi di sorveglianza (leggi stare appostati tutta notte davanti a obiettivi sensibili come cantieri o cortili di aziende) bisogna arrangiarsi. Vai al lavoro con la tua Panda, o al massimo con quella della zia. E se l’auto è per caso fuori uso, beh, allora resta una soluzione: andare in cantieri in bicicletta, con la pistola in tasca. Sì, la pistola: perché siamo sul bollente fronte degli istituti di vigilanza di privata, dove ormai è in atto una vera e propria guerra tra sindacati e Coopservice, che ha da diverso tempo ormai rilevato l’istituto di vigilanza privata di via Correcchio con i suoi 60 dipendenti. E IL CASO eclatante stava davvero per accadere: questo («Vai in bicicletta a fare il tuo servizio») si è sentito dire un vigilantes che ovviamente è salito sulle barricate e ha sputato ai superiori un niet deciso. No che è costato anche un richiamo formale (altra vertenza in arrivo dei sindacati) al dipendente, e che ieri ha portato le rsa della Filcams Cgil — dunque la voce vera dei dipendenti — a scrivere una lettera aperta a Procura, forze dell’ordine ma anche a tutta la cittadinanza. «Vogliamo portare alla luce la mancanza di sicurezza nella quale stiamo lavorando — scrivono Antonio Auriemma, Luigi Miccoli e Stefano Mastrogirolamo —. La vita non ha prezzo e la dignità non può essere calpestata così. Dal 4 ottobre siamo in stato di agitazione e il 24 dicembre è stato proclamato uno sciopero che ha avuto l’85% di adesioni». Da quel giorno Coopservice non si è però più fatta sentire con la Cgil, e allora ecco la protesta: «L’azienda, da quando ha rilevato l’Ivp, ha assunto decisioni a dir poco discutibili. In modo arrogante e pretestuoso, ha cambiato in peggio l’organizzazione dei servizi, ledendo noi lavoratori senza motivo e creando un malcontento generale. Ha obbligato le guardie a recarsi nelle postazioni notturne con le proprie autovetture private. Qualcuno addirittura con la bicicletta». ESASPERATI, i rappresentanti dei lavoratori puntano il dito anche su un altro aspetto: «Le dotazioni di protezione individuale spesso risultano gravemente insufficienti per espletare in sicurezza i servizi assegnati. Cosa possiamo fare?». La traduzione concreta di quest’ultimo concetto è semplice: «I giubbotti antiproiettile potrebbero essere revisionati più spesso e meglio — dicono dalla Cgil — e anche il loro numero a volte è insufficiente». Sul fronte dei servizi senza l’auto aziendale, il giudizio è tranchant : «E’ ovvio che così cala l’effetto di prevenzione. Anzi, a volte è pericoloso per gli operatori stessi: si vede un’auto ferma davanti a un cortile, magari si pensa si tratti di un ladro. E invece sono i dipdendenti dell’istituto di vigilanza che lavorano — chiudono dal sindacato di via del Pelacano —. Non parliamo poi dei salari: si rischia la vita al massimo per mille euro. Ma una vita vale mille euro?». va.ba.

La guerra dei vigilantes «Costretti a lavorare in bici»ultima modifica: 2008-01-14T12:25:00+01:00da sagittario290