Uccise la moglie, pena ridotta in appello

Mer 17 MAG 06

La decisione dei giudici nei confronti di un emigrato a Milano. La tragedia davanti al Trivulzio
Uccise la moglie, pena ridotta in appello

La Corte d'assise d'appello di Milano ha ridotto a 14 anni a sei mesi di reclusione la condanna di un crotonese per un uxoricidio che in primo grado, nel maggio 2005, era stata a 16 anni e 8 mesi. La pena è stata inflitta a Giuseppe Mungari, di 50 anni, l'uomo che il 21 dicembre del 2004 sottrasse la pistola al figlio, ex guardia giurata, e uccise la moglie, Mirella Sibilla, di 44 anni, dinanzi al Pio Albergo Trivulzio, dove la vittima lavorava.
Mungari, di professione caldaista, emigrato da una vita nel capoluogo lombardo, attese sul posto l'arrivo dei carabineri e ammise tutto anche di fronte al magistrato che lo interrogò subito dopo. Sua moglie lavorava come assistente agli anziani. Un mese prima di essere uccisa se ne era andata da casa. Con il padre erano rimasti i due figli grandi, uno dei quali, che ora fa il taxista, era stato una guardia giurata e possedeva un revolver 357 magnum, denunciato regolarmente. Arma che l'imputato prese con se, all'insaputa del figlio, e con la quale assassinò la moglie. I colpi di pistola furono sparati a distanza ravvicinata, sotto gli occhi increduli di una folla di passanti. Mungari, subito dopo l'omicidio, si consegnò ai carabinieri, intervenuti immediatamente. «Chiamate qualcuno, ho appenna ammazzato mia moglie», disse, infatti, l'uxoricida ai centralinisti del Trivulzio, appoggiando la pistola calibro 357 magnum sul bancone all'ingresso dell'istituto.
La tragedia, come emerse subito nell'ambito delle indagini, fu originata dal movente della gelosia e dal sospetto di Mungari che la moglie avesse un altro uomo.
L'imputato, assistito dall'avvocato Aldo Truncé, è accusato di omicidio aggravato dal vincolo di coniugio con l'aggravante della premeditazione; è accusato, inoltre, del porto abusivo d'arma da fuoco. Il pg aveva chiesto la conferma della condanna inflitta con il rito abbreviato dal gup di Milano. Il legale dell'imputato ha insistito nella tesi del dolo d'impeto e ha invocato, fra le altre, le attenuanti dello stato d'ira e della provocazione, ma ha fatto anche riferimenti alla relazione del consulente Massimo Picozzi, criminologo che, tra l'altro, si è occupato del caso di Cogne, puntando a sottolineare che da parte del suo assistito c'era stata una condotta che la scienza psichatrica definisce "a corto circuito".
Insomma, un raptus, che non è causa di esclusione della responsabilità penale ma la attenua. L'imputato resta detenuto.

a. a.
Uccise la moglie, pena ridotta in appelloultima modifica: 2006-05-18T12:18:05+02:00da sagittario290