In 15 anni triplicate le licenze per uso sportivo

Cronaca

10/09/2017

In 15 anni triplicate le licenze per uso sportivo

Le associazioni per il disarmo: sono necessari più controlli sugli appassionati

Raphaël Zanotti

TORINO – Sapere quante armi sono presenti nelle case degli italiani e quante licenze vengono rilasciate dalle questure può sembrare semplice nell’era della tracciabilità. Non è così. 

Attualmente non esiste alcun database che fornisca l’informazione su quante armi vengano vendute agli italiani. E anche sulle licenze per porto d’armi c’è molta confusione. Secondo i dati forniti il 9 settembre a La Stampa dal Dipartimento di pubblica sicurezza, nel 2015 le licenze rilasciate erano 1.265.484. Ma secondo i dati fornitici due giorni prima dal Viminale, in quell’anno le licenze sarebbero state 1.236.535. Si tratta di quasi trentamila licenze in meno, non proprio una bazzecola. 

Nonostante l’incertezza persino dei dati ufficiali, qualche tendenza è ravvisabile. Primo: nel 2015 c’è stato un boom nelle licenze che poi si è sgonfiato nel 2016, gli ultimi dati del Viminale parlano di 1.101.846 licenze. Secondo: a fronte di una diminuzione costante delle licenze concesse per difesa personale (le autorità sono molto rigide sulla questione, soprattutto con l’aumento delle richieste dovuto alla percezione di insicurezza che attraversa in primo luogo il Nord del Paese), negli anni si è assistito a un’esplosione delle licenze per uso sportivo. Queste ultime sono più che triplicate negli ultimi anni: erano poco più di 125.000 nel 2002, sono cresciute fino a 455.000 nel 2016. Un dato in assoluta controtendenza rispetto ad altri tipi di licenza – caccia, difesa personale e guardie giurate – tanto che molti osservatori vi vedono un escamotage per aggirare le più rigide norme per il porto d’armi a scopo di difesa. 
 

«È ormai evidente – commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politica di Sicurezza e Difesa (Opal) – che molte persone che non hanno alcun interesse a svolgere attività di tipo sportivo ricorrono a questa licenza per evitare i controlli posti dalle norme sul porto d’armi per difesa personale. La licenza per “tiro sportivo” sta così diventando la modalità più semplice, quasi ordinaria, per poter detenere un’arma in casa». 
 

Nel mirino degli osservatori c’è la procedura per il rilascio di tiro sportivo considerata troppo lasca. Questo porto d’armi vale sei anni, mentre la licenza per difesa personale viene sottoposta a controllo dei requisiti ogni anno. Il certificato anamnestico necessario, poi, viene rilasciato dal medico di base e il medico della Asl, militare o della polizia che deve rilasciare il certificato di idoneità psicofisica si limita a prenderne atto. Non c’è alcun controllo sull’uso, per esempio, di sostanze stupefacenti né una visita da parte di uno psicologo. Risultato: mentre le licenze per difesa personale si sono quasi ridotte a un terzo (sono passate da 47.000 nel 2002 alle 18.000 del 2016) la pratica sportiva vola. 
 

Poligoni di tiro e associazioni sono le prime a monitorare la situazione rassicurando che di persone che vogliono dotarsi di un’arma per scopi diversi da quello sportivo se ne presentano, ma gli istruttori sono i primi a far capire che non è quella la strada. 

http://www.lastampa.it/2017/09/10/italia/cronache/in-anni-triplicate-le-licenze-per-uso-sportivo-b3Nepftcx4eyfHYfVbB4pM/pagina.html

In 15 anni triplicate le licenze per uso sportivoultima modifica: 2017-09-11T11:45:45+00:00da sagittario290
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